RUBRICA: IL CORPO NON MENTE

MI SENTO UN PESCE FUORI DALL’ACQUA: quando il mondo sembra irreale, il corpo ci difende.

Sempre più persone, soprattutto in contesti di forte pressione lavorativa e stress prolungato, riferiscono una sensazione difficile da descrivere: guardano luoghi e volti familiari ma li percepiscono come lontani, ovattati, quasi irreali.

Non è pazzia, non è una reale perdita di contatto.

È derealizzazione, una risposta del sistema mente-corpo a un sovraccarico emotivo.

Ansia, stress o un disturbo dell’umore diventano troppo intensi da gestire ed ecco che il meccanismo di protezione entra in funzione disconnettendo il corpo e la mente dal carico emotivo associato a tutto ciò che accade attorno.

Questa modalità “off” si ripercuote anche sulle performance lavorative, scolastiche, relazioni interpersonali ed affettive.

Chi la vive può sperimentare paura del giudizio, senso di inadeguatezza ed efficacia, difficoltà a restare nel presente.

Questo vissuto, se non compreso, può alimentare isolamento, calo dell’autostima e ritiro relazionale.

Non indica fragilità, ma un organismo che sta tentando di adattarsi a situazioni percepite come troppo intense o prolungate.

Significa che il livello di stress ha superato la soglia di tolleranza,

le emozioni non trovano spazio di elaborazione, il sistema nervoso è sempre in allerta.

È necessario rallentare e ristabilire quel livello di sicurezza che garantiva equilibrio.

Ignorare questi segnali aumenta il rischio di esaurimento emotivo e relazionale.

Comprenderli riduce lo stigma, favorisce ambienti di lavoro più umani e sostenibili,

sostiene l’autostima e la sicurezza personale, migliora la qualità delle relazioni.

La consapevolezza non elimina le emozioni, invita a fermarsi e ristabilire

un equilibrio tra richieste esterne e bisogni interni.

Riconnettersi si può.

Dott. Marina Brusadelli

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