RUBRICA: IL CORPO NON MENTE
IL POTERE INVISIBILE DELL’ATTACCAMENTO: i primi mesi di vita decidono come saremo da adulti.
Nei primi mesi di vita accade qualcosa di straordinario e spesso sottovalutato.
Il bambino non sta solo imparando a mangiare, dormire o riconoscere i volti familiari. Sta costruendo la sua prima idea di sé, degli altri e del mondo.
Attraverso le cure ricevute nei primi mesi, il cervello del neonato inizia a registrare un messaggio fondamentale:
Sono al sicuro oppure no?
Da questa risposta nascerà una parte importante della persona che diventerà.
Questo processo si chiama attaccamento ed è uno dei pilastri dello sviluppo psicologico ed emotivo. Non riguarda solo l’infanzia: influenza profondamente autostima, relazioni, gestione delle emozioni e capacità di fidarsi degli altri per tutta la vita.
Per questo motivo, quando diciamo che il corpo non mente, dobbiamo ricordare che il corpo inizia a memorizzare la nostra storia affettiva fin dai primi giorni di vita.
L’attaccamento è il legame emotivo profondo che si crea tra il bambino e la persona che si prende cura di lui. È un processo biologico ed emotivo che insegna al bambino alcune informazioni fondamentali: se i suoi bisogni verranno ascoltati, se può fidarsi degli altri, se è degno di amore e protezione, se il mondo è un luogo sicuro o minaccioso.
Quando il bambino piange, cerca contatto o manifesta disagio, non sta facendo un capriccio. Sta attivando il suo sistema di attaccamento, un meccanismo naturale che serve per ottenere protezione e sicurezza.
Il modo in cui l’adulto risponde a questi segnali costruisce lentamente la struttura emotiva del bambino.
Le esperienze emotive ripetute modellano i circuiti neurali e influenzano il funzionamento dei sistemi che regolano lo stress, le emozioni e le relazioni.
Questo significa che il bambino impara a calmarsi attraverso la presenza dell’adulto.
Quando viene preso in braccio, consolato o rassicurato, il suo sistema nervoso riceve un messaggio chiaro: la tensione può diminuire, la paura può essere gestita, il disagio non è infinito.
Quando invece i suoi segnali vengono ignorati o accolti in modo incoerente, può interiorizzare un messaggio diverso: i miei bisogni disturbano, l’altro non mi capisce, sono solo.
Queste esperienze creano memorie corporee ed emotive profonde.
L’attaccamento dei primi mesi non determina un destino immutabile, ma costruisce le fondamenta della nostra identità emotiva.
Molte caratteristiche che chiamiamo “carattere” sono in realtà antiche strategie di adattamento.
Chi non chiede mai aiuto forse ha imparato presto che chiedere non serviva.
Chi controlla tutto forse cerca di evitare il caos emotivo vissuto da piccolo.
Chi teme continuamente l’abbandono forse ha interiorizzato un legame instabile.
In questo senso le difficoltà relazionali non sono debolezze, ma strategie di sopravvivenza emotiva costruite nell’infanzia.
Il corpo racconta la nostra storia affettiva
Il modo in cui siamo stati accuditi può lasciare tracce anche nel corpo.
Un attaccamento insicuro può essere associato a:tensione costante,
iperattivazione, somatizzazioni, difficoltà a rilassarsi, sensazione di allarme nelle relazioni
Il corpo continua a reagire a esperienze emotive antiche anche quando la mente non ne è pienamente consapevole.
Per questo il corpo spesso diventa il primo luogo in cui si manifesta il disagio emotivo.
È importante ricordare che nessun genitore è perfetto,non è necessario esserlo.
Ciò che conta davvero è essere sufficientemente presenti e sintonizzati con i bisogni del bambino.
Un adulto che accoglie, contiene, ripara gli errori e offre sicurezza emotiva aiuta il bambino a sviluppare una base affettiva solida.
L’attaccamento è una lingua che continuerà a parlare dentro di noi per tutta la vita.
Dott.ssa Marina Brusadelli
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