
Quando si prova rabbia, spesso non arriva con il libretto delle istruzioni.
Arriva come tensione, sensazione scomoda, anche fisica. Come un peso sul petto, una mandibola serrata, una risposta che sale prima ancora di essere pensata. A volte non è un’esplosione, ma una presenza costante, silenziosa, che accompagna la giornata.
La rabbia prende forma quando un confine viene superato troppe volte.
Quando si dice “va bene” ma dentro si sente che non “non va bene”.
Quando la si trattiene, la si rimanda, la si sopporta, fino a quando qualcosa inizia ad irrigidirsi.
In quei momenti la rabbia non è il problema.
È un segnale, un’emozione.
Ci sta dicendo che stiamo spendendo tanto, stiamo dedicando uno spazio che forse non abbiamo così in abbondanza. Se ascoltata, la rabbia può aiutare a fermarsi, a rimettere un limite, a cambiare direzione.
Il rischio nasce quando la rabbia resta lì, senza trovare una via d’uscita.
Se viene ignorata, si accumula.
Se viene trattenuta, si indurisce.
Se esplode senza essere compresa, lascia danni.
A quel punto non serve più a proteggere.
Inizia a intrappolare.
Quando resti dentro la rabbia, tutto diventa più faticoso. Le relazioni si irrigidiscono, il tono si fa più duro, la pazienza si accorcia. Non scegli più come rispondere: reagisci. E vivere in reazione, nel tempo, consuma.
La rabbia che non trova spazio non scompare.
Resta sotto forma di irritabilità, chiusura, stanchezza emotiva. Spesso viene chiamata “carattere”, ma è solo un segnale che non ha trovato ascolto.
La rabbia ha una soglia.
Fino a lì è utile.
Oltre diventa distruttiva.
Per questo non va né repressa né agita alla cieca. Va sentita, riconosciuta nel corpo e nelle parole, e poi elaborata. Solo così può trasformarsi in qualcosa che orienta invece di governare.
Quando la rabbia viene ascoltata, perde forza.
Quando viene compresa, smette di comandare.
E torna a essere ciò che è:
un messaggio che parla della nostra parte interna, dei nostri limiti, di ciò che non può più restare così, di ciò che si è e che si vuole essere.
(Dott.ssa Marina Brusadelli)
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